giovedì 21 marzo 2019

Resoconto del March Challenge (La gara di Göteborg)

Non tutto è andato come previsto. Il viaggio è stato stancante perché con i pesi nella borsa e la monopinna che è ingombrante anche i pochi metri da casa alla metro, dalla metro al treno, dal treno al tram e dal tram alla piscina si sentono sulle spalle e sul collo.
L'accogliente bar caffè a una fermata di tram dalla piscina dove si svolgeva la gara dove avevo pensato di trascorrere le 5 ore di attesa è  diventato un enorme ristorante puzzolente che comunque sta per chiudere quando sono arrivata. Allora mi sistemo nel bar della piscina, meno carino, ma abbastanza tranquillo. A un certo punto arriva un gruppetto di adolescenti e io comincio ad accusare brividi e penso di avere la febbre. I miei amici apneisti capiscono subito che è nervosismo oppure fame e via messanger mi consigliano di meditare e di mangiare. Obbediente mi finisco la pasta con l'olio portata da Stoccolma e mangiata quasi tutta a pranzo in treno. Ho anche le cuffiette, faccio dieci minuti di meditazione guidata con l'app apposita e continuo a bere camomilla.

Finalmente arriva l'ora dell'appuntamento con gli organizzatori. Una volta entrata sbaglio spogliatoio per cui non mi funziona la chiave elettronica per chiudere l'armadietto e devo andare alla cassa a chiedere indicazioni. Perdo un sacco di tempo e mi agito,. 

Vado nella piscina da 25 dove si fa il riscaldamento e mi spiegano che per designare i vincitori avrebbero applicato dei coefficienti in modo da far gare gareggiare uomini e donne, rana subacquea e monopinna tutti nella stessa categoria. I coefficienti sono stati ricavati dai record del mondo maschile e femminile. Per esempio 100 metri fatti da una donna equivalevano a 100+x nella classifica generale. Niente medaglie separate per maschi e femmine insomma. Una fregatura per me visto che siamo solo 3 donne e un bronzo con il sistema di punteggio normale non me lo toglie nessuno. Ma scherzi a parte, non è per quello che voglio partecipare.

La altre concorrenti donne sono Nicole Edensbo, record svedese con la monopinna (210 mt) e Linda Stenman che ha un massimale di 137 metri. C'è anche la compionessa di apnea profonda e detentrice del record di rana subacquea Sofia Tapani che però non gareggia.

Molti mi chiedono se sono venuta apposta da Stoccolma per fare la gara, mi sembra che mi guardino come se fossi pazza. Ma non fa niente. Tutto il nervosismo che sto sentendo è esperienza preziosa.

Un'ora prima della propria partenza detta anche Official TOP (Time Of Performance) non si può più lasciare l'area di gara, quindi non potevo più tornare nello spogliatoio a prendere le cuffiette che mi servivano per non infastidire gli altri con l'allarme che mi metto per ricordare quando devo smettere il rilassamento e indossare la muta prima di inziare il riscaldamento a secco.

Il primo Official TOP è alle 20.36, io sono la quarta alle 20.54. Decido che utilizzerò anche gli occhialini perchè anche se ritardano il riflesso di immersione ai campionati li dovrò usare perchè la piscina ha diverse profondità. Questa invece è profonda 1,80 mt per tutta la lunghezza,

Alle 20.15 metto la muta e calcolo che devo iniziare dieci minuti prima della partenza: due minuti trattengo il fiato, un minuto respiro, altri due minuti trattengo il fiato, due minuti per mettermi i pesi e la monopinna: totale 7 minuti. Mi restano 3 minuti per entrare in acqua e rilassarmi. Errore! A completare la vestizione ci metto più del previsto ed entro in acqua quando mancano solo 90 secondi. Ma va bene perchè stare in piedi sul bordino posto a circa un metro di profondità con la monopinna con la scarpetta inclinata è impossibile senza appendersi con le braccia alla maniglia attaccata al blocco di partenza. Una posizione non proprio rilassante, in più l'acqua è bella freschetta.

Conto alla rovescia, mi concentro solo sulla respirazione, il cuore che mi batteva a mille prima del riscaldamento ora batte normalmente. -3,.-2, -1... parto! Appena mi stacco dal bordo sento che il tallone destro è scivolato fuori dalla monopinna. Evidentemente ho messo troppa vaselina. La punta comunque rimane dentro e l'altro piede è saldamente all'interno della scarpetta, per cui proseguo. Penso che non ho fatto tutto questo viaggio per nuotare dieci metri. Arrivo abbastanza tranquillamente al muro dei 50, ma la virata mi fa uscire ancora di più il piede, allora decido di aggiustarmi la pinna sott'acqua. Subito prima mi balena il pensiero che vedendo un movimento  inconsueto forse possano pensare a un malore e tirarmi su, ma lo scaccio e sott'acqua mi risistemo la pinna continuo. Verso gli 80 metri faccio un sacco di bolle, che a volte sono un segno l'atleta sta per svenire, nel mio caso credo che sia perchè mi vengono le contrazioni e non uno il tappanaso. Comunque avevo avvertito i giudici e quelli che facevano assistenza, quindi anche questa volta nessuno interviene.

Verso i 90 metri mi comincio già a sentire le gambe pesanti e penso come sempre: "Cacchio la creatina e la beta-alanina non funzionano proprio", A 100 viro e sono contenta perchè ho superato il mio massimale di gara. Vorrei eguagliare il mio massimale di allenamento, 128 metri, e comincio a contare le gambate. Ne devo fare 6 secondo i miei calcoli. Comincio 1,2,3... quante ne ho fatte? Il fiato c'à ancora ma l'acido lattico si fa sentire. Le gambe mi fanno veramente male, aspetto molto tra una gambata e l'altra per riposarmi e mi sembra con grande sforzo di farne altre 3, ma non sono sicura. Mi dico che è meglio non esagerare, l'importante è aver superato i cento. Salgo, protocollo d'uscita perfetto, cartellino bianco.

Quando sono ancora in acqua si avvicina Sofia Tapani e mi dice che ha visto che mi sono rimessa la pinna e dice che magari un altro avrebbe rinunciato e sarebbe uscito. Sembra colpita, io sono lusingatissima. Mi dice anche che ha filmato tutto e me lo manderà.

Un altro organizzatori mi dice che si notava che alla fine non ce la facevo con le gambe, un altro ancora mi dice che all'uscita sembrava che non avessi neanche trattenuto il fiato.

CONCLUSIONI
Ho imparato che:
1. Se viaggio con i pesi li devo mettere in un trolley altrimenti mi spacco la schiena.
2. Se mi sembra di avere la febbre prima della gara, probabilmente è paura. Mi era già successo ai campionati del 2017 e mi ero convinta di stare male davvero.
3. Mi servono 12 minuti dall'inizio del riscaldamento alla partenza.
4. Devo mettere meno vaselina ed evitare di metterla nella parte posteriore della scarpetta.
5. Sono più determinata e capace di fare fronte agli imprevisti di quello che pensassi.
6. Devo lavorare sulla potenza muscolare, ora non posso farlo perché i campionati sono tra pochi giorni e non posso rischiare di avere le gambe indolenzite e poi comunque non è una cosa che si acquisisce in pochi giorni.
7. La pasta  non al dente e condita solo con poco olio è digeribile e dà energia, va bene come cibo pre-gara.

Ben sette cose che mi aiuteranno ad affrontare le prossime competizioni. Sono molto soddisfatta.

Domenica gara di statica e rana subacquea.

6 commenti:

  1. Secondo me, per migliorare questo tipo di prestazioni, più che la potenza muscolare devi allenare la resistenza lattacida.

    Per quanto riguarda la capacità di rimettersi la pinna e continuare, deriva probabilmente dall'innata "arte di arrangiarsi" napoletana (e anche di altri popoli per la verità), capacità che manca alla stragrande maggioranza degli svedesi, che facilmente rinunciano al minimo imprevisto e rimangono molto colpiti da simili dimostrazioni di grinta.

    Ottimo imparare a distinguere nervosismo e ansia da febbre o malanni, questo potrà tornarti utile anche al di fuori delle competizioni sportive.

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    1. E come si allena la resistenza lattacida?

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    2. È un argomento un po' complicato, ma ne possiamo parlare, comunque adesso non ti conviene cambiare allenamento, se ne parla per la prossima stagione.

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  2. Io credo che molti avrebbero interrotto perché la prestazione sarebbe stata comunque inferiore alle loro aspettative. Invece ho capito che per avere buoni risultati bisogna abbandonare il perfezionismo e accettare gli imprevisti. Non sempre ci riesco, come sai.

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  3. Il vero campione è quello che non si arrende ;)

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